RACCONTA TE STESSO E SCOPRIRAI MERAVIGLIE

Data di pubblicazione:12 Agosto 2019
By Maria Grazia RINALDI
A volte abbiamo difficoltà ad esprimere quello che abbiamo nel cuore.
Spesso questa difficoltà nasce da una grande paura, quella di essere giudicati per quello che si è o per quello che si fa.
Come dice Khailil Gibran:
“Il dubbio o la fiducia che hai nel prossimo sono strettamente connessi con i dubbi e la fiducia che hai in te stesso.”
Questa paura ci trattiene e non ci lascia liberi di raccontarci.
Il non dire, ci fa rimanere intrappolati nel nostro pensiero, non permettendoci di vedere, purtroppo, altre via di uscita che spesso possono nascere dal confronto.
Non facciamo altro che rimuginare costantemente sul quel pensiero facendolo diventare, un pensiero fisso.
Un pensiero che a volte toglie energia e voglia di fare.
Io non riesco a non condividere, mi piace aprire il cuore per raccontarmi,  per accogliere così l’altro con il suo punto di vista.
Comprendo che non sia facile raccontarsi, perché quando ci raccontiamo  ci esponiamo, e all’apparenza diventiamo  più vulnerabili.
Per me “condividere ” è sempre stato vincente.
Ogni volta che ho avuto un problema, un pensiero che mi disturbava, l’ho sempre condiviso con chi ovviamente stimo e di cui mi fido.
Quando raccontiamo, doniamo una parte di noi, ed è per questo che diventa importante scegliere sempre con chi farlo.
Personalmente mi  lascio andare con chi so che non viene guidato dal giudizio.
Mi abbandono con le parole con chi  comprende che anche l’errore più grande nasce dal fatto che siamo tutti imperfetti, e proprio in questa imperfezione mi ama.
Quando accade questo, torno a casa arricchita da un nuovo punto di vista.
Nel momento in cui parliamo, diventiamo consapevoli e spesso è proprio condividendo che riusciamo a vedere ciò che da soli non riusciremmo a trovare.
Un problema, spesso,  una volta condiviso, può apparire ai nostri occhi meno grande rispetto a come lo avevamo percepito prima.
Parlando entriamo in contatto profondo con noi stessi.
Quando apriamo il cuore, ci apriamo al mondo.
La paura ci abbandona, iniziamo a percepire le persone come dei nostri complici e non come dei nemici da cui difendersi.
Ci vuole coraggio a lasciarsi andare.
Quando parliamo, spesso, l’altro ci fa da specchio e quello che ci fa vedere potrebbe non piacerci.
Ci vuole coraggio e umiltà.
L’umiltà di accettare l’aiuto che ci viene dall’altro.
L’umiltà che non ci fa essere deboli ma forti nell’aprire la porta del nostro cuore.
E quando incontri il tuo complice non ti sentirai più solo a scalare la montagna.
Fra noi e l’altro si stabilisce una fiducia profonda.
Pensate ad una persona che tanto stimate, e a tutte le volte in cui avete aperto con lui il vostro cuore, quanto è cresciuta la vostra amicizia, stima, ammirazione?
Quanti vi siete  reciprocamente arricchiti da quello scambio?
Impariamo a dare parole ai pensieri.
Impariamo ad esprimere le emozioni, anche a piangere, se ci aiuta a stare meglio.
Perché come dice Shakespeare:
“La pena che non parla sussurra al cuore sovraccarico e lo spinge a spezzarsi.”.

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