IL MANAGER COME COACH

Data di pubblicazione:31 Maggio 2019
By Maria Grazia RINALDI
Solo conoscendo possiamo comprendere.
La conoscenza ci porta alla consapevolezza.
La consapevolezza ci renderà liberi.
Un manager consapevole è un manager autentico. Si conosce perfettamente, e questo lo rende padrone di se stesso.
Si presenta nei colloqui portando totalmente se stesso. La fiducia che mostra in sé deriva dalla consapevolezza nelle proprie risorse e capacità.
Le persone ricercano l’autenticità negli incontri e quando questo accade tornano a casa felici di continuare il percorso intrapreso.
Per far si che questo accada, il manager deve essere autentico, sincero, umile ed eliminare durante la trattativa, il cosiddetto “disco vendita”.
 Deve in primis creare una relazione accogliente, dove il candidato si senta libero di raccontarsi.
Deve aver chiaro chi ha davanti a sé e capire come relazionarsi nella maniera migliore con lui. Il candidato ci porta il suo mondo personale e professionale. Accogliendolo il manager impara a conoscere lui e l’ azienda che rappresenta.
Conoscere significa approcciarsi con la mente libera da ogni forma di pregiudizio.
Il manager deve saper imparare a guardare il mondo da prospettive differenti per poter apprezzare il paesaggio da diverse angolazioni.
Accettare la diversità di pensiero è il punto da cui partire per un processo di selezione efficace.
Rinunciare quindi a vedere le differenze come motivi di separazione è una grande capacità che, se il manager non ha sviluppato spontaneamente, dovrà acquisire. Il manager venditore soccomberà del tutto per dare spazio al manager come coach.
La selezione in questa ottica assume un significato totalmente differente.
Il manager diventa un “allenatore del potenziale”. Accompagnerà il consulente a scoprire visioni nuove, ad esplorare punti di vista, a conoscere o a rafforzare I suoi punti di forza. Alla luce di questa sua nuova consapevolezza il consulente sarà più predisposto ad adottare comportamenti più funzionali rispetto alla sua crescita, ed il cambiamento allora potra diventare una opportunità che lui sceglie di vivere spontaneamente per raggiungere l’eccellenza. Non sarà più un cambiamento imposto ma deliberato, scelto all’interno di una nuova dimensione personale.
In questa ottica il cambiamento spaventa meno, l’obiettivo del manager quindi non è “convincere” il candidato a cambiare azienda, ma  aiutarlo ad acquisire uno “sguardo nuovo” sui  suoi pensieri, sulla sua situazione attuale, sulle sue credenze. Lo aiuterà ad immaginare il suo futuro desiderato, a ragionare su quali azioni potrebbe intraprendere per raggiungere quello in cui crede e se un eventuale passaggio potrebbe rientrare nelle sue scelte. Il cambiamento qualora avverrà,  sarà  autodetermianto e non dettato dall’alto. Il primo coach della storia dell’umanità a utilizzare il “dialogo” come strumento di evoluzione è stato Socrate.
Socrate interagiva con le persone ponendo domande, anzichè tenendo conferenze o tristi sermoni. Non cercava nè di convincere nè di interrogare i suoi ascoltatori, ma li stimolava semplicemente con le “giuste domande” ad una continua  crescita verso la la conoscenza di sé e della realtà, nella consapevolezza che ogni persona potesse “accedere alla Vera vita, migliorarsi e trasformarsi”‘.
Se consideriamo la selezione nell’ottica socratica il manager dovrebbe partire da questo presupposto:
“Io non posso insegnare niente a nessuno, io posso solo farli pensare.”

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